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Sogno una rivoluzione,

una rivoluzione umana,

una rivoluzione degli individui che si capiscano,

che capiscano che il diverso è bello,

che nessuno è superiore all'altro,

che tutti siamo diversi e per questo uguali,

che tutti crediamo, lottiamo, viviamo, speriamo alla stessa maniera, con gli stessi occhi.

Sogno una rivoluzione di tutti,

che si prendano per mano,

che credano nell'altro individuo,

che siano contenti quando l'altro vinca,

che applaudono quando raggiunge una meta.

Sogno una rivoluzione,

di individui liberi di poter andare dove vogliono,

e non di essere discriminati,

per razza, lingua, religione, tradizioni.

Sogno una rivoluzione,

di un mondo di pace,

senza guerre,

senza sofferenze,

senza dolore.

Sogno una rivoluzione,

utopica,.

Credo nell'utopia,

credo nel sogno.



 

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10 novembre 2020

L'appello di Virginia Pishbin per un Iran libero

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell'attivista Virginia Pishbin per un Iran libero:

Buona sera,
mi chiamo Virginia Pishbin, sono un medico italopersiano , nata in Sardegna da padre persiano Abbas e madre italiana Giulia.
La mia vita fino all'adolescenza è sempre stata scandita dall'attività politica assidua di mio padre, ho potuto vedere tutti i suoi sforzi per rendere pubblico il perpetrarsi delle violazioni dei diritti umani in Iran e la sua lotta affinché il popolo iraniano potesse liberarsi dalla tirannia religiosa.
Con gli anni ho assunto anche io questo compito e insieme siamo stati compagni di tante iniziative a sostegno dei diritti umani in Iran, con il continuo supporto di mia madre.
Nel 2016 morì improvvisamente dopo tre giorni dal rientro da una grande manifestazione a Parigi di oltre 15000 persone.
Nonostante fosse molto malato questo non gli impedì di dedicare tutte le sue energie a sostegno della causa.
Questo testimone è passato a me a pieno titolo e continuerò fino alla assoluta vittoria degli ideali umani e della difesa della dignità della vita prima di qualsiasi altro valore.
Oltre a questo vorrei esprimere in qualità di medico, il mio totale sostegno e il mio costante pensiero verso i miei colleghi e tutti i sanitari che in questa durissima pandemia stanno lavorando a rischio della loro incolumità in tutti i presidi sanitari iraniani.
A voi giovani dell'Iran che state dimostrando un coraggio incredibile nonostante ogni vostro passo sia segnato da punizioni esemplari non posso che essere totalmente con voi e ringraziarvi dal profondo del cuore per il vostro immenso sacrificio.

Grazie,

Virginia Pishbin


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permalink | inviato da alessandrodelfiore il 10/11/2020 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

8 maggio 2020

Iran: arrestati due studenti universitari d'elite

Il Regime Iraniano mostra la sua faccia più persecutoria.
20 cittadini iraniani sono stati arrestati dal regime nel mese di aprile tra cui 3 studenti universitari, 2 dei quali sono studenti d'elite, vincitori di medaglie alle Olimpiadi internazionali di Astronomia ed Astrofisica.
I 20 arrestati, secondo fonti del Consiglio Nazionale per la Resistenza, sono attualmente sotto tortura e ad imminente rischio di esecuzione.
La sig.ra Marjam Rajavi, Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ha lanciato un appello per la liberazione dei prigionieri e l'invio di una delegazione internazionale.
Amir Hossein Moradi e Ali Younesi, questi i nomi dei due studenti, sono spariti dal 10 aprile. Ali Younesi aveva segni di ferite e percosse ed è poi stato riprelevato assieme ai propr genitori e sottoposti ad interrogatori durati diverse ore. Gli studenti della Sharif University of Technology di Teheran hanno protestato.

Ali Younesi, è stato medaglia d'oro della XII Olimpiade internazionale in astronomia e astrofisica in Cina nel 2018. Aveva vinto un argento all'Olimpiade Internazionale in astronomia e astrofisica nel 2016 e 2017. Amir Hossein è medaglia d'argento alle Olimpiadi internazioni in astronomia e astrofisica nel 2017. Il portavoce della magistratura ha confessato il 5 maggio il loro arresto.

La teocrazia, temendo altre rivolte popolari su scala nazionale, ha implementato le misure repressive.
Di seguito l’elenco dei nominativi degli altri 18 cittadini iraniani arrestati dal regime: Mohammad Reza Ashrafi Samani (Isfahan); Nahid Fathalian (Teheran); Kamran Rezaifar (Teheran); Sepehr Imam Jomeh (Teheran);  Parastu Moini (Teheran);  Zahra Safai (Teheran);  Bihan Kazemi (Kuhdasht); Forugh Taghipur (Teheran); Marzieh Farsi (Teheran); Masud Rad (Teheran); Mohammad Mehri (Qom); Somayeh Bidi (Karaj); Mohammad Hassani (Karaj); Rasul Hassanvand (Khorramabad); Gholam Ali Alipur (Amol); Mehran Gharabaghi (Behbahan), Majid Khademi (Behbahan);  Saeed Rad (Semnan).

Gli arrestati sono sotto tortura e rischiano l'impiccagione. La sig.ra Maryam Rajavi, presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, chiede l'intervento urgente del Segretario generale dell'Onu, dell'Alto Commissariato del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU e di tutte le organizzazioni dei diritti umani per visitare le carceri ed i carcerati.
La Presidente ha ricordato che il regime deve pubblicare i nomi di tutti coloro che sono stati arrestati e che deve inoltre rispettare i loro diritti, sanciti dalle leggi e convenzioni internazionali.
Nelle carceri iraniane, torture e maltrattamenti sono la consuetudine, e dal 2017 ad oggi diversi prigionieri sono morti sotto tortura.

Abbiamo chiesto a Samirà, attivista e simpatizzante dell'NCRI, di esprimerci il sentimento della comunità iraniana riguardo al nuovo arresto compiuto ai danni di questi studenti.

D) Quale è l'accusa del regime nei confronti degli studenti?

S) La Magistratura iraniana ha pubblicamente ammesso l’arresto dei due studenti solo dopo 26 giorni di detenzione accusandoli di avere legami con l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano. Per giustificare la loro detenzione, che ha suscitato lo sdegno degli studenti della Sharif University of Technology (dove i due ragazzi studiano) e dell’intera comunità iraniana, Gholam Hossein Esmaili, il portavoce della magistratura, ha addotto motivazioni false e ripetuto accuse inventate, sostenendo che i due sarebbero stati impegnati in “atti sovversivi”  e che stavano progettando “operazioni di sabotaggio”. Il regime sostiene anche (falsamente) di aver rinvenuto del materiale esplosivo nelle loro case. Queste le dichiarazioni di Esmaili: “Questa era essenzialmente una cospirazione dei nemici nel mezzo della crisi da Coronavirus; volevano scatenare il caos, ma il loro piano è stato sventato dalla vigilanza e dall’azione tempestiva degli agenti del Ministero dell’Informazione.”
Mi sembra doveroso ricordare che prima di sparire per 26 giorni, il 10 Aprile, Ali era stato riportato casa dagli agenti del regime coperto di sangue e con segni di percosse e maltrattamenti.

D) Cosa rischiano gli studenti?

S) Gli studenti e le altre 18 persone arrestate sono sotto tortura, a rischio di contrarre il Covid (il virus circola ormai da diverse settimane nelle carceri sovraffollate) e, soprattutto, rischiano l’esecuzione.

D) Cosa fare per sensibilizzare l'opinione pubblica al loro caso?

S) È importante dare eco e visibilità a quanto sta accadendo in Iran per evitare che il regime approfitti della crisi da Coronavirus per aumentare la repressione, ed è necessario chiedere all’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ed alle organizzazioni per diritti umani un’azione urgente per l’immediata liberazione di questi 20 prigionieri.

Ci uniamo all'appello dell'NCRI e chiediamo la liberazione dei detenuti e di tutti i prigionieri politici del regime iraniano.
Grazie Samirà per la tua forza e per il tuo coraggio, auguriamo al popolo iraniano di trovare al più presto la libertà e che in tutto il mondo cessino violenze e soprusi.

12 aprile 2020

Il ritorno alla critica al potere

In questi giorni di quarantena, ho avuto occasione di leggere tanti articoli sulla Repubblica Islamica in Iran. Tanti dimostranti dell'opposizione mi hanno dato modo di capire di più su cosa sta succedendo in questo meraviglioso Paese sciita di 80 milioni di persone.
Mi ero interessato all'Iran già nel 2011 quando collaboravo con Die Brucke, giornale online che purtroppo poi ha smesso di esistere troppo presto, un meraviglioso spazio di libertà che condividevo con tanti ragazzi più giovani di me che credevano in una politica sana senza compromessi e che sia giusto denunciare gli imbrogli e i favori da parte delle istituzioni.
Come avete visto, avevo abbandonato questo blog per mancanza di tempo. Negli ultimi anni sono stato molto occupato e avevo perso lo slancio politico e di denuncia per occuparmi della mia quotidianità. Vorrei tornare a raccontarvi alcune storie che trovo interessanti su questo spazio in attesa di strutturarlo in modo più appropriato.
Ho riletto alcuni post del passato e c'è quella giusta ironia, quel disprezzo verso la furberia, verso la presa in giro, verso gli strumenti che il potere utilizza per farti fare esattamente ciò che lui vuole e quando vuole.
Sa la tua reazione, sa che sbaglierai, sa come approfittarne.
É proprio per questo che vorrei occuparmi qui della critica al potere. É uno spazio libero, poco letto e meravigliosamente divertente in cui esprimere alcune idee difficili da far capire.
Proverò quindi a raccontarvi da un punto di vista neutrale tutte le bugie del potere durante l'emergenza Covid-19 in Italia e nel mondo, che dal mio punto di vista è solamente un modo per riorganizzare la società dal punto di vista dei grandi nuovi gruppi di potere oligarchici.
Infatti la crisi è fortemente generata dai grandi poteri ed alimentata dai media asserviti. L'Italia avrebbe già potuto ripartire o trovare modi per non fermare l'economia ma si è deciso di non farlo perchè l'obiettivo era più alto: riorganizzare la società su consumi mediati.
Infatti scuola, università, sanità dovevano essere riorganizzate sulla base del nuovo mantra tecnologico che tutto controlla. La popolazione doveva essere preparata ad un minor grado di privacy.
Con la crisi economica la mente sarà più malleabile perchè più debole ed i cittadini perderanno alcuni diritti grazie al nuovo mantra scientifico per cui è giusto restare a casa per un virus che uccide ma che può essere sconfitto con le precauzioni che loro stessi ci forniscono.
La cosa che trovo più assurda in tutto questo è dare la colpa agli altri cittadini: i runner, chi vuole andare nella seconda casa, chi vuole viaggiare è visto come un traditore della patria che mette a repentaglio la vita degli altri. Eh no, qua la colpa è del politico, del governante che deve mettere a disposizione gli strumenti sanitari per capire il nostro stato di salute attraverso il tampone.
Ma ci dicono che non si può fare il tampone a tutti, non si possono aprire tutti i laboratori del Paese, mentre invece si possono aprire ospedali (anche poco utilizzati) spendendo milioni di euro in attrezzature. Fino a febbraio però ci dicevano che non c'erano soldi per nessuna delle nostre necessità.
In un prossimo articolo, analizzerò la situazione dell'Iran ma vi lascio qui con queste domande amare. Alcuni studenti di medicina hanno deciso di rispondere e presto vi farò sapere cosa mi hanno detto:
1) Il coronavirus è stato ideato in laboratorio o è naturale?
2) Perchè il virus ha una mortalità così alta in Lombardia?
3) Riusciremo a seguire la curva discendente come a Hubei? Quando è previsto il picco?
4) Perchè si utilizzano terapie antibiotiche se è un virus ad aggredire il nostro organismo?
5) Perchè non si riescono a formare le persone ad analizzare i tamponi e non si utilizzano anche le migliori forze della scienza per aiutare a sconfiggere il coronavirus?
6) Dopo l’emergenza, dovrebbero essere aumentati i fondi per la Sanità?
7) Da quale farmaco o principio attivo partire per il vaccino?
8) Perchè non vengono realizzati più tamponi anche sulle persone con sintomi lievi?
9) Il coronavirus al Sud e sulle isole. Quali sono le tue previsioni?
10) Come far sì che chi è stato contagiato non si contagi di nuovo? Quando secondo te torneremo alla vita normale?
Vi farò sapere le loro risposte, nel frattempo vigilate sulla democrazia perchè mai come oggi in Italia e nel Mondo siamo in pericolo di una riorganizzazione sociale basata sulle nuove tecnologie. Ci hanno studiato e sanno come reagiremo.


8 ottobre 2012

Hugo Chavez - opinioni contrarie sul suo operato e mancata analisi del suo consenso

Hugo Chavez Frias è da sempre il politico che divide di più i commentatori politici.
Alcuni lo odiano, la maggiorparte lo definiscono un dittatore, altri populista-demagogo, ma pochi analizzano le ragioni del consenso.
Chavez ha aiutato molte persone ad uscire dalla povertà, ha creato una sanità più avanzata, ha liberato il Venezuela dal giogo delle multinazionali, insomma ha realizzato una politica diversa dai precedenti Presidenti. Ha nazionalizzato la compagnia petrolifera Pdvsa - Petroleos de Venezuela -, ha creato i comitati di quartiere, certo ha anche rimosso gli ostacoli al suo consenso, chiudendo alcuni network televisivi e ha definito "squallidi" i rivali e non ha combattuto abbastanza la corruzione presente nel Paese sudamericano.
Vi propongo tre analisi e mi ripropongo di mandarvi la mia:
A favore di Chavez (opinione di nicchia) http://www.gennarocarotenuto.it/21813-hugo-chavez-venezuela/
Scettico verso Chavez (opinione diffusa) http://www.bloglobal.net/2012/10/la-rielezione-di-chavez-e-il-peso-geopolitico-del-venezuela.html
Contro Chavez (opinione dominante) http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/07/hugo-chavez-l%E2%80%99ultimo-dei-caudillos/375037/

Buona lettura!

3 settembre 2012

Ascesa e crisi del sogno spagnolo - collaborazione con Die Brucke

Ciao,
ho avviato già da qualche anno una collaborazione con gli amici di Die Brucke.
Si tratta di ragazzi volenterosi, amanti del web e delle relazioni internazionali, molti studenti e laureati che parlano di Italia, di politica, di malgoverno, società, crisi. Guardate che giovane la redazione (clicca qui per conoscere La Redazione di Die Brucke)
Ho collaborato mandando un articolo nel marzo 2009 sulla situazione iraniana, poi per gli Europei 2012 ho deciso di mandare qualche articolo sulla nazionale italiana e infine ho mandato un articolo sull'ascesa e crisi del sogno spagnolo.
Penso sia giusto postarlo in questo blog che avevo aperto qualche anno fa e che purtroppo poi non ho avuto più il tempo di curare.
Leggetelo e spero di poter scrivere più spesso di politica, crisi, ingiustizie, mafie, lavoro mal pagato e mal retribuito, come facevo negli anni 2007, 2008, 2009, anni a cui risalgono quasi tutti i post di questo blog.
Ecco l'articolo di cui vi parlavo, leggetelo e datemi la vostra opinione se volete.
Articolo sull'ascesa e crisi del sogno spagnolo

Se volete scrivermi, fatelo pure a alessandrodelfiore at yahoo.it
Se volete collaborare anche voi con Die Brucke leggete il manifesto (Leggi il manifesto del giornale) o contattate la Redazione.

Un abbraccio a tutti,

Alessandro Delfiore

18 marzo 2011

No al nucleare in Italia

Quando si parla di nucleare in Italia ci si dimentica che esistono già altri modi per generare energia: pale eoliche, centrali idroelettriche, energia rinnovabile, pannelli solari nei tetti degli edifici, muri con materiali di assorbimento che permettono di non disperdere il calore, anche l'acqua può generare energia da riutlizzare.Certo importiamo gas dalla Russia, dalla Libia, dall'Algeria, importiamo energia dalla Svizzera ma ad esempio l'elettricità può essere facilmente risparmiata limitando l'uso contemporaneo di elettrodomestici. Insomma non c'è alcun motivo di realizzare centrali nucleari in Italia quando "abbiamo il sole, il vento, il mare" come direbbe qualche politico bonaccione.Bisognerebbe inoltre realizzare un piano di investimento per la ristrutturazione degli edifici, la loro messa in sicurezza e renderli tutti a risparmio energetico: questo è il futuro. Lo hanno già intrapreso l'Austria, la Germania, la Spagna, i Paesi del Nord Europa. Noi vogliamo essere europei o vogliamo rischiare le nostre vite affidandoci a delle imprese il cui unico obiettivo è il risparmio nei costi di realizzazione degli impianti, come si è ampiamente dimostrato durante il terremoto dell'Aquila?

Vogliamo costruire le centrali in Sicilia, in Calabria, in Campania? Sono tutte zone ad alto rischio sismico. Certo non c'è l'attività sismica del Giappone, ma il rischio di un terremoto c'è. Vogliamo costruirle in Sardegna distruggendo il territorio preservato per secoli, millenni, dalle attente popolazioni del luogo? Vogliamo costruirle al Nord Italia dove ormai le città non si distinguono e si differenziano solamente per i centri commerciali disseminati tra città e città? Dove l'alluvione in Veneto ha fatto capire che si è già costruito troppo. Dove le vogliamo costruire?Serve un piano energetico nazionale che riesca ad affiancare le forme di energia rinnovabile alla ristrutturazione degli edifici e ad un'attenta comunicazione su come risparmiare energia, acqua, gas. Gli italiani sono molto attenti sul tema e riusciranno a non farsi influenzare dalle sirene delle grandi imprese.

8 giugno 2010

Situazione in Honduras

Ciao a tutti,

interrompo le vostre vacanze per farvi leggere una mail dal contenuto che dovrebbe far riflettere a tanti. Mi scrive un amico che ho conosciuto in Spagna chiedendomi aiuto per la situazione politica nel suo Paese dal quale è dovuto e dovrà scappare perchè minacciato di morte.
L'amico mi scrive queste parole:

"Saluti dall'Honduras, Centro America, spero che abbia avuto successo nella tua vita professionale e personale e che stia bene con le persone a te care.
Caro compagno, ti ringrazio per l'appoggio giornalistico che mi hai garantito dopo il colpo di Stato.
Ti racconto in breve che a causa dei miei articoli, ricevetti minacce di morte per le quali dovetti scappare dall'Honduras per tre mesi. Il popolo fraterno del Brasile mi ricevette nella città di Florianopolis dove ho vissuto per tre mesi. Ora sono tornato da un mese in Honduras, e naturalmente sono disoccupato a causa dei miei trascorsi politici dato che non desiderano dare un lavoro a qualcuno che abbia avuto legami con la Resistenza. Per questo motivo ti scrivo questa mail per chiederti se in Italia esiste qualche possibilità di lavoro. Non importa quale lavoro debba realizzare, sono disposto a fare qualunque cosa dato che non ho alcun tipo di entrata economica.

Senza dire nulla in più ti saluta il tuo amico dell'Honduras mandandoti un forte abbraccio."


Lascio a voi ogni commento sul valore della libertà, della democrazia e se avete qualche lavoro da offrire al nostro caro amico, scrivetemi pure a alessandrodelfiore@yahoo.it .

Saluti,

Alessandro

27 marzo 2010

Elezioni regionali: molte urla e pochi programmi

Il 28 e il 29 marzo in 13 Regioni si vota per il rinnovo delle giunte e dei consigli Regionali.

La campagna elettorale che le ha precedute, è stata viziata dall’assenza forzata dalla tv dei Partiti , dei candidati, delle decine di Partiti e partitini che volevano raccontare la loro storia, le loro idee, i loro sogni.
In tv appariva invece in un marasma mediatico di coriandoli, feste e “ius primae noctis”, Silvio Berlusconi che urlava a reti unificate contro tutti. Un discreto spazio ha avuto anche il segretario del PD Bersani che gli rispondeva con il suo aplomb emiliano cercando di porre al centro del dibattito il tema del lavoro.

Ma la tv pubblica ha deciso: niente spiegazioni, speciali, approfondimenti. Solo urla da stadio, da Colosseo, da tifoserie una contro l'altra, dell'approfondimento quello vero, nessuna traccia..
Spariscono dalla campagna i candidati alla Presidenza delle Regioni, di cui sarebbe stato interessante capire l’opinione. Spariscono i cittadini, i loro sogni, i loro progetti. Non ho sentito interviste su come vanno le cose, cosa si auspicano i cittadini dai candidati alle elezioni.
Avete sentito sulla tv nazionale i progetti di Formigoni, Penati, Pezzotta, Agnoletto e gli altri candidati alla Presidenza della Regione Lombardia? Avete sentito quale è il futuro della Puglia che si auspicano Vendola e Rocco Palese?
Avete sentito parlare della Calabria e della Basilicata? Oppure avete sentito del solito problema della giustizia, delle intercettazioni, dei processi di politici vari?
Siete riusciti a capire in mezzo al polverone delle urla e delle dichiarazioni di parte, cosa faranno la Bonino e la Polverini se saranno elette alla Regione Lazio?
Io ad esempio non ho capito quale è il programma di Cota per cambiare le cose che non funzionano in Piemonte e cosa farà Mercedes Bresso se sarà rieletta.
Non ho capito neppure qual'è la lista delle priorità di Zaia in Veneto? E neanche i programmi dei suoi avversari. Così come non sono apparse sulla tele-visione l' Emilia Romagna, la Liguria, la Toscana, le Marche, l' Umbria e la Campania, se non nelle rare apparizioni mediatiche del nostro Premier.
E allora perchè votare in questa democrazia drogata? Chi stiamo votando? Stiamo votando i politici che si riempono le tasche di soldi da rispendere per autoproporsi con manifesti, cene, spazi pubblicitari comprati su tv e radio locali?
Stiamo votando i circoli di potere che poi si rifletteranno nei consigli comunali, provinciali, regionali?
Dov'è la democrazia trasparente che non urla e spiega pacatamente? Il giornalismo che non cade nell'immaginocrazia ed invece descrive, fa schemi, sintesi, analisi, spiega ai cittadini cosa sta succedendo nel mondo?
Lunedì ci sarà il talk show mediatico con i politici che urlano, si compiacciono di sè stessi, litigano, si arrabbiano ed esultano.
Perchè loro, sì, hanno vinto. Ogni voto garantisce loro uno-due-quattro euro che sommati fanno milioni di euro, anche decine di milioni di euro. Soldi da spendere per garantirsi la visibilità, le proprie amicizie, il proprio stile di vita sopra le righe.

Soldi per continuare a proibire ai cittadini di capire, pensare, essere liberi.

14 febbraio 2010

Via Padova, Milano

Se cerchi via Padova a Milano con il Google Maps vedrai una via abbastanza centrale che porta da Piazzale Loreto alla periferia Nord di Milano.
Ma se passi in Via Padova in macchina o in autobus, ti accorgerai che in questa via gli stranieri sono gli italiani. Infatti ci sono moltissimi kebab, internet point per chiamare, negozi sudamericani, ristoranti etnici ecc. Ciò potrebbe portare ad un arricchimento del resto della popolazione e ad una tranquilla convivenza civile se solo ci fossero due cose: la sicurezza e il rispetto delle regole.
La sicurezza manca e quindi si vive in uno stato permanente di paura e di tensione. Una lite condominiale può quindi tranquillamente portare ad una strage, si litiga per le spese condominiali non versate, per un apprezzamento in strada, per la lingua che si parla in autobus.
E soprattutto tale sicurezza deve essere collegata al rispetto delle regole. Quanti dei lavoratori che vivono in Viale Padova guadagnano almeno 1.000 euro al mese con regolare contratto di lavoro? Quanti sono in nero e sottoposti a contratti quasi da schiavitù moderna? Quanti sono "ostaggio" dei datori di lavoro sottoposti ad orari sempre peggiori e stipendi sempre più bassi? Quanti devono "elemosinare" un lavoro, con le loro mogli costrette anch'esse a lavorare mentre non arriva mai il permesso di soggiorno regolare e le leggi invece si inaspriscono sempre di più contro gli stranieri?
Tutto ciò costituisce una polveriera pericolosa pronta ad esplodere in una città con sempre più ghetti: in Via Imbonati si sta cercando di far rinascere la zona grazie al centro commerciale vicino alla fermata Maciachini, ma davvero ci si riuscirà?
Davvero si può far rispettare la legge se non aumentano i fondi per la Polizia? L'obiettivo dovrebbe essere che la polizia possa fare davvero i controlli necessari.
Perchè non si riesce a governare l'emergenza e a regolamentare su questo punto? Perchè non si riesce a capire chi ci sia veramente nelle case in affitto? Perchè chi affitta sottopone gli affittuari a pagamenti in nero e sempre più alti?
Finchè non si riuscirà a regolamentare queste situazioni, ci saranno tante altre Rosarno, tante altre Viale Padova, tanti altri scontri sociali che sfoceranno in tragedie.

A.D.

21 gennaio 2010

Giornalismo e libertà d’espressione nell’era di Internet

Alcune semplici domande per capire chi sta dietro agli articoli di opinione

 L’informazione è nelle mani di grandi gruppi editoriali, sottoposti a molteplici interessi e pressioni da parte di lobby, aziende e società di ogni tipo. Viene perciò naturale porsi alcune semplici domande che possono aiutare i lettori a distinguere tra analisi e commento, tra editoriale e cronaca, tra promo redazionale e articolo giornalistico.

 Il giornalismo ha risentito della precarizzazione del lavoro e dell’iper-specializzazione, perciò già da anni anche nei giornali più importanti, a volte a scrivere non sono i giornalisti ma professionisti di settore che vengono consultati in quanto esperti in determinati ambiti (es il medico per articoli di salute, lo sportivo o il dirigente per lo sport, l’avvocato o il criminologo per la cronaca ecc).

 Per capire la fonte di un articolo e le motivazioni che spingono a scrivere il giornalista così come il fine del pezzo stesso, è lecito chiedersi:

1)      L’articolo è pura satira, sfoggio retorico, autocelebrazione del proprio stile narrativo o commento politico e analisi di eventi?

2)      L’articolo è analisi obiettiva o celebrazione di un evento, personaggio, marca ecc?

3)      Come si può riconoscere che dietro ad un articolo non ci siano precisi interessi economici, commerciali, partnership ecc?

4)      Come si garantisce l'indipendenza di un singolo giornalista soprattutto se si tratta di un collaboratore non iscritto all'albo dei giornalisti professionisti o pubblicisti?

5)      Può il Governo o la Polizia o un giudice impedire ad una persona di scrivere ciò che pensa se danneggia qualcun altro?

6)       Il giornalismo investigativo fai da te è una pericolosa minaccia alla libertà altrui di fare ciò gli pare seppur nell’ambito della legge o uno strumento per cui il cittadino compie un ruolo civile, affiancandosi ai magistrati, ai poliziotti, ai giornalisti pur non avendone le tutele giuridiche?

E' acceso il dibattito sull’informazione nell’era di Internet. Nella rete è sempre più difficile capire chi scrive di professione. Infatti ci sono fonti difficili da verificare soprattutto per chi non è professionista del settore, blog in cui si cela l’identità o la professione dell’autore, sezioni dei giornali online gestite da persone a cui non viene consentito di firmare i propri pezzi.

Tornando ai nostri quesiti ed in particolare al primo, il confine tra satira ed informazione è davvero sottile, tant’è che i comici a volte interpretano le notizie, generando ciò che in linguaggio tecnico viene definito “infotainment”, ovvero un settore a metà tra informazione (information) e divertimento (entertainment) di cui sono esempi i programmi televisivi come “Striscia la Notizia”, “Le Iene” ma anche ad esempio l’apertura del programma “Ballarò” affidata al comico Crozza.

Il secondo punto che si collega al terzo è l’interesse commerciale sotteso ad un articolo. Perché le mostre di Armani sono sempre belle e si promozionano sempre gli spettacoli di questo o quell’autore (come ad esempio la prima della Scala)? Ci sono in ballo amicizie e collaborazioni tra teatri, imprese ed i giornali stessi, a volte per mezzo di regali, ingressi omaggio che generano la “volontà” per il giornalista di scrivere in maniera positiva di questa o quella cosa.

Questo tipo di informazione può essere definita promo redazionale, infatti si colloca a metà tra promozione dell’evento, del marchio o dello spettacolo e un articolo di cronaca sull’evento stesso, presente a volte nel mezzo delle pagine di cultura o affiancata ad altre pagine di pubblicità senza essere chiaramente distinguibile.

C’è inoltre il promo redazionale vero e proprio, in uno stile diverso dagli articoli giornalistici, vera e propria pubblicità sotto forma di articolo, dovuta ad accordi precedenti non rispettati o modificati, compensi commerciali mancati, volontà di aumentare la collaborazione tra Editore e aziende che sponsorizzano il giornale.

Per quanto riguarda invece la tutela del giornalista professionista e dello scrittore amatoriale vige l’articolo 21 della Costituzione: la libertà di manifestazione del pensiero è un diritto sancito dalla Costituzione che però non deve essere libertà di calunnia e diffamazione, reati punibili secondo l’articolo 368 e 595 del codice penale.

E’ perciò labile il confine tra critica (legittima), insulto (punibile penalmente), ambito privato (sms destinato ad un amico, messaggio privato su Facebook tutelabile secondo l’articolo 15 della Costituzione che garantisce la segretezza della corrispondenza) e pubblico (articolo di giornale, post su un blog, post su una bacheca di Facebook, Twitter ecc). A volte il giornalismo amatoriale scade infatti nella libertà di insulto che però a seconda della suscettibilità e della verifica da parte dell’interessato può trasformarsi in una denuncia, nell’indifferenza o in una sana risata.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, chi scrive è un assiduo sostenitore del giornalismo watchdog, il "cane da guardia" delle istituzioni, che ne segue passo passo l’operato denunciando malfunzionamenti, disservizi, mancanza di trasparenza e verificabilità degli incarichi, oneri, spettanze economiche, leggi promesse e mancate. Giornalismo di denuncia che può diventare per l’autore delle inchieste motivo di intimidazione (come ad esempio per Roberto Saviano per il libro “Gomorra”) o addirittura portare alla morte (come per i giornalisti Ilaria Alpi, che aveva scoperto un traffico internazionale di rifiuti radioattivi in Somalia, Walter Tobagi che aveva denunciato le Brigate Rosse negli anni ’80 o Anna Politovskaya, narratrice del mancato rispetto dei diritti civili da parte dell’esercito russo in Cecenia).

La stessa Politovskaya infatti afferma: “Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all'estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.
Eppure tutti i più alti funzionari accettano d'incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un'indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all'aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie.
Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci.” (A. Politovskaya, “Proibito parlare”).

A.D.

11 gennaio 2010

Heart of darkness

Rosarno è un cuore di tenebra italiano.

Una storia di sparatorie, sangue, feriti e forse morti.

Una storia di sangue. Immigrati poveri e sfruttatori senza scrupoli. In mezzo il popolo elefante che segue il branco, le armi, la forza. E spara, armato. Quasi fossimo in Louisiana o in Congo.

E invece no, siamo nella bella Calabria. Ma i capi della n'drangheta hanno deciso che non può essere ospitale. Hanno deciso che la natura umana delle persone non può venire fuori. Hanno deciso che le persone devono essere animali, mostri, killer, armati per uccidere il diverso, il nero, il miserabile, l'oppresso.

E allora il nero non deve avere diritti, deve essere sfruttato, deve essere schiavo anche se la schiavitù non esiste più. Deve tornare a casa sua, non esiste più legge, più diritto, più Stato.

Esiste solo la legge delle armi, del sangue, dell'onore.

Siamo tornati al film western. O forse solamente abbiamo ora un cuore di tenebra, come nelle vecchie storie di colonizzatori, colonizzati, bianchi, neri, schiavi, fucili, armi, morti.

E lo Stato è assente, silenzioso, colpevole così come è assente negli autobus in cui ogni giorno senza essere ripresi dai media un nero insulta un bianco, un bianco insulta un giallo, un rumeno insulta un italiano, un italiano dà del vu cumprà (o del marocchino) al senegalese.

Ignoranza letale.

14 dicembre 2009

Souvenir de Milèn

Quando abbiamo visto il Presidente del Consiglio ferito, ad ognuno di noi, almeno alle persone con un minimo di umanità, è venuto il magone.
Lo abbiamo insultato, gliene abbiamo detto di tutti i colori in pubblico e in privato, ma vederlo pieno di sangue, vedere un uomo pieno di sangue, non fa piacere a nessuno.
Leggo poi di gruppi di Facebook da condannare. Questa è l'assurdità. La rete è libera e non bisogna mettergli bavagli. Certo se si costituiscono associazioni per uccidere qualcuno si compie un reato. Se tali gruppi sono sulla rete o no. Vedo poi i politici che urlano, continuano a parlare lingue diverse.
Da una parte c'è la volontà di cambiare le leggi per la nomina dei giudici della Corte Costituzionale, la volontà di separare le carriere dei giudici (magistrati e pm), di renderli eleggibili (secondo il modello americano), di eliminare la "casta" dei magistrati. Ma tale riforma viene sempre associata ai processi di Berlusconi, quindi più che una proposta, sembra sia una punizione perchè i magistrati hanno indagato sul leader del Partito, il leader del Popolo della libertà, eletto dalla maggioranza degli italiani.
Anche se poi viene addotto che i magistrati lavorano poco, hanno stipendi da favola ecc.
Ebbene i giudici devono continuare a fare il loro lavoro e se Silvio Berlusconi non ha fiducia nei giudici, non può fare il Presidente del Consiglio perchè tale figura istituzionale deve avere fiducia nell'organo giudiziario nonostante tutti i processi che ha avuto a carico.
Dall'altra parte individui anarchici e a favore della violenza esaltano il ferimento di Berlusconi, aprono gruppi a favore di Tartaglia, sono felici che si sia ferito il "caudillo". Questo è incitazione alla violenza, è sbagliato. Ma non per questo bisogna dimenticare i processi, bisogna insabbiare le dichiarazioni dei pentiti, bisogna dare ragione a Dell'Utri, bisogna far tacere gli italiani e l'opposizione presumendo che abbiano portato alla violenza. Questo mai.
Non bisogna assolutamente far sì che la violenza porti a una situazione speciale da gestire con metodi eccezionali, leggi speciali, provvedimenti votati o imposti sulla scia di un sentimento di rabbia.
Perciò Destra e Sinistra dovrebbero ascoltare il Presidente Napolitano e riuscire a parlarsi sui vari temi:
- Scuola e università: aumentare i fondi per la ricerca e garantire efficienza, controllo, verificabilità dell'attività dei docenti;
- Ambiente: cercare di imporre lo sviluppo sostenibile attraverso il dialogo con le Regioni e magari accrescendo il peso del Ministero per l'Ambiente, finora delegato a ruolo di comparsa nell'attuale Governo;
- Lavoro: riuscire a trovare sbocchi per i giovani, mostrandogli il lato positivo del lavoro duro; fare più controlli nelle fabbriche per scoprire gli illegali senza criminalizzarli ma cercando di integrarli nel sistema produttivo; detassare il lavoro dei giovani nei primi 5 anni o almeno finchè arrivano a 19.000 euro lordi, o comprano la prima casa o si sposano;
- Famiglia: aumentare i bonus bebè e allargare i diritti patrimoniali e di successione ai conviventi senza distinzioni di orientamento sessuale;
- Società: fare un passo indietro sulla criminalizzazione degli immigrati, sugli sgomberi dei rom, vero capro espiatorio in Italia della crisi economica (perchè rubano, rapiscono i bambini, stuprano le nostre donne, vivono sulle nostre tasse e tutte le altre bugie che ci hanno raccontato con titoloni a dieci colonne). Bisogna riuscire ad integrare le diversità ed evitare i ghetti.
- Rilancio dell'economia: abbassare le aliquote sulle tasse per i redditi più bassi per dare forza ai consumi, integrare i contratti precari per chi non ha la tredicesima o rimane dei mesi senza lavorare a volte succube di contratti quasi di vassallaggio al moderno signore feudale;
- Agricoltura: rilanciare il mondo agricolo, avvicinandolo ai giovani e ai cittadini, secondo il modello dello sviluppo che non deve rafforzare i "feudi" ma riuscire ad evidenziare le diversità e creare uno sviluppo armonico della nazione.
Questi sono brevi consigli, il consiglio migliore è invece di accantonare la violenza, far ripartire il dialogo, senza annunci episcopali, ma creando un vero governo a favore dei cittadini, della polis, dei soggetti dimenticati e mai ascoltati.

27 ottobre 2009

Bersani segretario

Era ora di finirla con l'era Franceschini.
L'era dell'urlo continuo, della minaccia, del cattocomunismo contro il cattofascismo.
Cosa farà Bersani ora? Farà scappare gli ex Margherita?
Riuscirà a compattare il partito rifacendolo diventare liquido o cambierà il modo di gestirlo spostandosi più a sinistra e perdendo i centristi?
Quali saranno le priorità del PD? Il lavoro? La povertà? Le disuguaglianze sociali?
Oppure scavare il gossip per fare arrestare Berlusconi?
Criminalizzare la Destra come mafiosa o collaborarci per riuscire a smuovere l'Italia?
Si capirà che finchè non ci sono legalità e certezza della pena, non ci può essere sicurezza e vera libertà? La qualità di vita infatti dipende anche dalla libertà di circolazione e dalla libertà economica il cui handicap in Italia sono le tasse statali e la mafia al Sud.
Si riuscirà ad avviare una deregulation per consentire la ripartenza del Paese?
Si detasseranno imprese e lavoratori sacrificando la casta politica e amministrativa?
Questo è l'unico programma su cui spenderei il mio voto.

27 settembre 2009

11 domande da "La Padania" del 1998 al nostro attuale Premier

Posto dal Sito www.disinformatore.com:

Direttamente da “La Padania” del 1998, 11 domande importanti rivolte al Premier Silvio Berlusconi

Primo quesito: lei certamente ricorda che il 26 settembre 1968 la sua società – l’Edilnord Sas – acquistò dal conte Bonzi l’intera area dove di li a breve lei costruirà il quartiere di Milano2. Lei pagò l’area circa 4.250 lire al metro quadrato, per un totale di oltre 3 miliardi. Questa somma, nel 1968 quando lei aveva appena 32 anni e nessun patrimonio familiare alle spalle, è di enorme portala. Oggi, tabelle Istat alla mano, equivarrebbe a 38 miliardi, 739 milioni e spiccioli. Dopo l’acquisto – intendo dire nei mesi successivi – lei apri un gigantesco cantiere edilizio, il cui costo arriverà a sfiorare 500 milioni al giorno, che in circa 4-5 anni porterà all’edificazione di Mlano2 così come è oggi. Ecco la prima domanda: signor Berlusconi, a lei, quando aveva 32 anni, gli oltre 30 miliardi per comprare l’area, chi li diede? Inoltre: che garanzie offri e a chi per ricevere tale ingentissimo credito? In ultimo: il denaro per avviare e portare a conclusione il super-cantiere, chi glielo fornì? Vede, se lei non chiarisce questi punti, si è autorizzati a credere che le due misteriose finanziarie svizzere amministrate dall’avvocato di Lugano Renzo Rezzonico “sue finanziatrici”, così come altre finanziarie elvetiche che entreranno in scena al suo fianco e che tra poco incontreremo, sono paraventi dietro i quali si sono nascosti soggetti tutt’altro che raccomandabili. Si, perché – mi creda signor Berlusconi – nel 1998, oggi, se lei chiarisse una volta per tutte, con nomi e cognomi, chi le prestò tale gigantesca fortuna facendo con questo crollare ogni genere di sospetto e insinuazione sul suo conto, nessuno e dico nessuno si alzerebbe per criticarla sostenendo che lei operò con capitali sfuggiti, per esempio, al fisco italiano e riparati in Svizzera, e rientrati in Italia grazie alla sua attività imprenditoriale. Sarei il primo ad applaudirla, signor Berlusconi, se la realtà fosse questa. Se invece di denaro frutto di attività illecite, si tratò di risparmi onestamente guadagnati e quindi sottratti dai rispettivi proprietari al fisco assassino italiota che grazie a lei ridiventarono investimenti, lei sarebbe da osannare. Parli, signor Berlusconi, faccia i nomi e il castello di accuse di riciclaggio cadrà di schianto.

Secondo quesito: il 22 maggio 1974 – certamente lo ricorda, signor Berlusconi – la sua società “Edilnord Centri Residenziali Sas” compì un aumento di capitale che così arrivò a 600 milioni (4,8 miliardi oggi, fonte Istat). Il 22 luglio 1975 la medesima società eseguì un altro aumento di capitale passando dai suddetti 600 milioni a 2 miliardi (14 miliardi di oggi, fonte Istat). Anche in questo caso, vorrei sapere da dove o da chi sono arrivati queste forti somme di denaro in contanti.

Terzo quesito: il 2 febbraio 1973 lei fondò un’altra società, la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa sua piccola Impresa diventò una Spa con un aumento di capitale a 500 milioni. In seguito, quei 500 milioni diventeranno 2 miliardi e lei farà in modo di emettere anche un prestito obbligazionario per altri 2 miliardi. Signor Berlusconi, anche in questo caso le chiedo: il denaro in contanti per queste forti operazioni finanziarie, chi glielo diede? Fuori i nomi.

Quarto quesito: lei non può essersi scordato che il 15 settembre 1977 la sua società Edilnord cedette alla neo-costituita “Milano2 Spa” tutto il costruito del nuovo quartiere residenziale nel Comune di Segrate battezzato “Milano2? più alcune aree ancora da edificare di quell’immenso terreno che lei comperò nel ‘68 per l’equivalente di più di 32 miliardi in contanti. Tuttavia quel 15 settembre di tanti anni fa, accadde un altro fatto: lei, signor Berlusconi, decise il contemporaneo cambiamento di nome della società acquirente. Infatti l’impresa Milano2 Spa iniziò a chiamarsi così proprio da quella data. Il giorno della sua fondazione a Roma, il 16 settembre 1974, la futura Milano2 Spa – come lei senza dubbio rammenta – viceversa rispondeva al nome di Immobiliare San Martino Spa, “forte” di un capitale di lire 1 (un) milione, il cui amministratore era Marcello Dell’Utri. Lo stesso Dell’Utri che lei, signor Berlusconi, sostiene fosse a quell’epoca un «mio semplice segretario personale». Sempre il 15 settembre 1977, quel milione venne portato a 500 e la sede trasferita da Roma a Segrate. Il 19 luglio 1978, i 500 milioni diventeranno 2 miliardi di capitale sociale.
Ecco, anche in questo caso, vorrei sapere dove ha preso e chi le ha fornito tanto denaro contante e in base a quali garanzie.

Quinto quesito: signor Berlusconi, il cuore del suo impero, la notissima Fininvest, certamente ricorda che nacque in due tappe. Partiamo dalle seconda: l’8 giugno 1978 lei fondò a Roma la “Finanziaria d’Investimento Srl” – in sigla Fininvest – dotandola di un capitale di 20 milioni e di un amministratore che rispondeva al nome di Umberto Previti, padre del noto Cesare di questi tempi grami (per lui). I1 30 giugno 1978 il capitale sociale di questa sua creatura venne portato a 50 milioni, il 7 dicembre 1978 a 18 miliardi, che al valore d’oggi sarebbero 81 miliardi, 167 milioni e 400 mila lire. In 6 mesi, quindi, lei passò dall’avere avuto in tasca 20 milioni per fondare la Fininvest Srl a Roma, a 18 miliardi. Fra l’altro, come lei certamente ricorda, la società in questo periodo non possedeva alcun dipendente. Nel luglio del 1979 la Fininvest Srl, con tutti quei soldi in cassa, venne trasferita a Milano. Poco prima, il 26 gennaio 1979 era stata “fusa” con un’altra sua società dall’identico nome, signor Berlusconi: la Fininvest Spa di Milano. Questa società fu la prima delle due tappe fondamentali di cui dicevo poc’anzi alla base dell’edificazione del suo impero, e in realtà di milanese aveva ben poco, come lei ben sa.
Infatti la Fininvest Spa venne anch’essa fondata a Roma il 21 marzo del 1975 come Srl, l’11 novembre dello stesso anno trasformata in Spa con 2 miliardi di capitale, e quindi trasferita nel capoluogo lombardo. Tutte operazioni, queste, che pensò, decise e attuò proprio lei, signor Berlusconi. Dopo la fusione, ricorda?, il capitale sociale verrà ulteriormente aumentato a 52 miliardi (al valore dell’epoca, equivalenti a più di 166 miliardi di oggi, fonte Istat). Bene, fermiamoci qui. Signor Berlusconi, i 17 miliardi e 980 milioni di differenza della Fininvest Srl di Roma (anno 1978) chi glieli fornì? Vorrei conoscere nomi e cognomi di questi suoi munifici amici e anche il contenuto delle garanzie che lei, signor Berlusconi, offrì loro. Lo stesso dicasi per l’aumento, di poco successivo, a 52 miliardi. Naturalmente le chiedo anche notizie sull’origine dei fondi, altri 2 miliardi, della “gemella” Fininvest Spa di Milano che lei fondò nel 1975, anno pessimo per ciò che attiene al credito bancario e ancor peggio per i fondamentali dell’economia del Paese.

Sesto quesito: lei, signor Berluscom, almeno una volta in passato tentò di chiarire il motivo dell’esistenza delle 22 (ma c’è chi scrive, come Giovanni Ruggeri, autore di “Berlusconi, gli affari del Presidente” siano molte di più, addirittura 38) “Holding Italiane” che detengono tuttora il capitale della Fininvest, esattamente l’elenco che inizia con Holding Italiana Prima e termina con Holding Italiana Ventiduesima. Lei sostenne che la ragione di tale castello societario sta nell’aver inventato un meccanismo per pagare meno tasse allo Stato. Così pure, signor Berlusconi, lei ha dichiarato che l’inventore del marchingegno finanziario, che ripeto detiene – sono sue parole – l’intero capitale del Gruppo, fu Umberto Previti e l’unico scopo per il quale l’inventò consisteva – e consiste tutt’oggi – nell’aver abbattuto di una considerevole percentuale le tasse, ovvero il bottino del rapinoso fisco italiota ai suoi danni, con un meccanismo assolutamente legale. Queste, mi corregga se sbaglio, furono le ragioni che addusse a suo tempo, signor Berlusconi, per spiegare il motivo per cui il capitale della Fininvest è suddiviso così.
È una motivazione, però, che a molti appare quanto meno curiosa, se raffrontata – ad esempio – con l’assetto patrimoniale di un altro big dell’imprenditoria nazionale, Giovanni Agnelli, che viceversa ha optato da molti anni per una trasparentissima società in accomandita per detenere e definire i propri beni e quote del Gruppo Fiat.
In sostanza lei, signor Berlusconi, più volte ha ribadito che “dietro” le 22 Holding c’è soltanto la sua persona e la sua famiglia. Non avrò mai più motivo di dubitare di questa sua affermazione quando lei spiegherà con assoluta chiarezza le ragioni di una sua scelta a dir poco stupefacente.
Questa: c’è un indirizzo – a Milano – che lei, signor Berlusconi conosce molto bene. Si tratta di via Sant’Orsola 3, pieno centro cittadino. A questo indirizzo nel 1978 nacque una società fiduciaria – ovvero dedita alla gestione di patrimoni altrui – denominata Par.Ma.Fid.
A fondarla furono due commercialisti, Roberto Massimo Filippa e Michela Patrizia Natalini.
Detto questo, certo rammenta, signor Berlusconi, che importanti quote di diverse delle suddette 22 Holding verranno da lei intestate proprio alla Par.Ma.Fid. Esattamente il 10 % della Holding Italiana Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Ventunesima e Ventiduesima, più il 49% della Holding Italiana Prima, la quale – in un perfetto gioco di scatole cinesi – a sua volta detiene il 100% del capitale della Holding Italiana Sesta e Settima e il 51% della Holding Italiana Ventiduesima.
Vede, signor Berlusconi, dovrebbe chiarirmi per conto di chi la Par.Ma.Fid. gestirà questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società tale immensa fortuna. Infatti lei – che è un attento lettore di giornali e ha a sua disposizione un ferratissimo nonché informatissimo staff di legali civilisti e penalisti – non può non sapere che la Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito – esattamente nello stesso periodo – tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bonn, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Canneto Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona.
Quindi, signor Berlusconi, a chi finivano gli utili della Fininvest relativi alle quote delle Holding in mano alla Par.Ma.Fid.? Per conto di chi la Par.Ma.Fid. incassava i dividendi e gestiva le quote in suo possesso? Chi erano – mi passi il termine – i suoi “soci”, signor Berlusconi, nascosti dietro lo schermo anonimo della fiduciaria di via Sant’Orsola civico 37. Capisce che in assenza di una sua precisa quanto chiarificatrice risposta che faccia apparire il volto – o i volti – di coloro che per anni incasseranno fior di quattrini grazie alla Par.Ma.Fid., ovvero alle quote della Fininvest detenute dalla Par.Ma.Fid. non si sa per conto di chi, sono autorizzato a pensare che costoro non fossero estranei all’altro “giro” di clienti contemporaneamente gestiti da questa fiduciaria, clienti i cui nomi rimandano direttamente ai vertici di Cosa Nostra.

Settimo quesito: è universalmente noto che lei, signor Berlusconi, come imprenditore è “nato col mattone” per poi approdare alla televisione. Proprio sull’edificazione del network tivù è incentrato questo punto. Lei, signor Berlusconi, certamente ricorda che sul finire del 1979 diede incarico ad Adriano Galliani di girare l’Italia ad acquistare frequenze tivù. Lo scopo – del tutto evidente – fu quello di costituire una rete di emittenti sotto il suo controllo, signor Berlusconi, in modo da poter trasmettere programmi, ma soprattutto pubblicità, che così sarebbe stata “nazionale” e non più locale. La differenza dal punto di vista dei fatturati pubblicitari, ovviamente, era enorme. Fu un piano perfetto. Se non che, Adriano Galliani invece di buttarsi a capofitto nell’acquisto di emittenti al Nord, iniziò dal Sud e precisamente dalla Sicilia, dove entrò in società con i fratelli Inzaranto di Misilmeri (frazione di Palermo) nella loro Retesicilia Srl, che dal 13 novembre 1980 vedrà nel proprio consiglio di amministrazione Galliani in persona a fianco di Antonio Inzaranto. Ora lei, signor Berlusconi, da imprenditore avveduto qual è, non può non avere preso informazioni all’epoca sui suoi nuovi soci palermitani, personaggi molto noti da quelle parti per ben altre questioni, oltre la tivù. Infatti Giuseppe Inzaranto, fratello di Antonio nonché suo partner, è marito della nipote prediletta di Tommaso Buscetta. No, sia chiaro, non mi riferisco al “pentito Buscetta” del 1984, ma al super boss che nel ‘79 è ancora braccio destro di Pippo Calò e amico intimo di Stefano Bontale, il capo dei capi della mafia siciliana.
Quindi, signor Berlusconi, perché entrò in affari – tramite Adriano Galliani – con gente di questa risma? C’è da notare, oltre tutto, che i fratelli Inzaranto sono di Misilmeri. Le dice niente, signor Berlusconi, questo nome? Guardi che glielo sto chiedendo con grande serietà. Infatti proprio di Misilmeri sono originari i soci siciliani della nobile famiglia Rasini che assieme alla famiglia Azzaretto – nativa di Misilmeri, appunto – fondò nel 1955 la banca di Piazza Mercanti, la Banca Rasini.
Giuseppe Azzaretto e suo figlio, Dario Azzaretto, sono persone delle quali lei, signor Berlusconi, can ogni probabilità sentiva parlare addirittura in casa da suo padre. Gli Azzaretto erano – con i Rasini i diretti superiori di suo padre Luigi, signor Berlusconi. Gli Azzaretto di Misilmeri davano ordini a suo padre, signor Berlusconi, che per molti anni fu loro procuratore, il primo procuratore della Banca Rasini. Certo non le vengo a chiedere con quali capitali – e di chi – Giuseppe Azzaretto riuscì ad affiancarsi nel 1955 ai potenti Rasini di Milano, tenuto conto che Misilmeri è tutt’oggi una tragica periferia della peggiore Palermo, però che a lei Misilmeri possa risultare del tutto sconosciuta, mi appare inverosimile. Ora le ripeto la domanda: si informò sulla “serietà” e la “moralità” dei nuovi soci – il clan Inzaranto – quando tra il 1979 e l’80 diveranno parte fondamentale della sua rete tivù nazionale?

Ottavo quesito: certo a lei, signo Berlusconi, il nome della società immobiliare Romana Paltano non può risultare sconosciuto.
È impossibile non ricordi che nel 1974 la suddetta, 12 milioni di capitale, finì sotto il suo controllo amministrata da Marcello Dell’Utri, perché proprio sui terreni di questa società lei darà corso all’iniziativa edilizia denominata Milano3.
Così pure ricorderà che nel 1976 l’esiguo capitale di 12 milioni aumenterà a 500; e che il 12 maggio del 1977 salirà ulteriormente a 1 (un) miliardo, e che cambierà anche la sua denominazione in Cantieri Riuniti Milanesi Spa. Come al solito, vengo subito al dunque: anche in questo ennesimo caso, chi le fornì, signor Berlusconi, questi forti capitali per aumentare la portata finanziaria di quella che era una modestissima impresa del valore di soli 12 milioni quando la acquistò?

Nono quesito: lei, signor Berluscom, certamente rammenta che il 4 maggio 1977 a Roma fondò l’Immobiliare idra col capitale di 1 (un) milione. Questa società, che oggi possiede beni immobili pregiatissimi in Sardegna, l’anno successivo – era il 1978 – aumentò il proprio capitale a 900 milioni. Signor Berlusconi, da dove arrivarono gli 899 milioni (4 miliardi e 45 milioni d’oggi, fonte Istat) che fecero la differenza?

Decimo quesito: signor Berlusconì, in più occasioni lei ha usato per mettere in porto affari di vario genere – l’acquisto dell’attaccante Lentini dal Torino Calcio, ad esempio – la finanziaria di Chiasso denominata Fimo. Anche in questo caso, come nel precedente riferito alla Par.Ma.Fid., lei ha scelte una società fiduciaria – questa volta domiciliata in Svizzera – al cui riguardo le cronache giudiziarie si erano largamente espresse. Tenuto conto della potenza dello staff informativo che la circonda, signor Berlusconi., mi appare del tutto inverosimile che lei non abbia saputo, circa la Fimo di Chiasso, che è stata per lungo tempo il canale privilegiato di riciclaggio usato da Giuseppe Lottusi, arrestato il 15 novembre del 1991 mentre “esportava” forti capitali della temibile cosca palermitana dei Madonia. Così pure non le sarà sfuggito che Lottusi venne condannato a 2 anni di reclusione per quei reati. Tuttora è in carcere a scontare la pena. Ebbene, signor Berlusconi, se quel gangster fini in galera il 15 novembre del ‘91, nella primavera del 1992 – cioè pochi mesi dopo quel fatto che campeggiò con dovizia di particolari, anche circa la Fimo, sulle prime pagine di tutti i giornali – il suo Milan “pagò” una forte somma “in nero” – estero su estero – per la cessione di Gianluigi Lentini, e usò per la transazione proprio la screditatissima Fimo, fiduciaria di narcotrafficanti internazionali. Perché, signor Berlusconi?

Ecco, queste sono le domande. Risponda, signor Berlusconi. Presto. Come ha visto, di “pentiti” veri o presunti non c’è traccia negli 11 quesiti. Semmai c’è il profumo di centinaia di miliardi che tra il 1968 e il 1979 finirono nelle sue mani, signor Berlusconi. E tuttora non si sa da dove arrivarono. Poiché c’è chi l’accusa che quell’oceano di quattrini provenne dalle casse di Cosa Nostra e sta indagando proprio su questo, prego, schianti ogni possibile infamia dicendo semplicemente la verità. Punto per punto, nome per nome.

É un’occasione d’oro per farla finita una volta per tutte. Sappia che d’ora in poi il silenzio non le è più consentito né come imprenditore, né come politico, né come uomo.


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27 settembre 2009

Ripresa dalla crisi

Gli indici di disoccupazione salgono.
Quale deve essere la scelta del Governo?
Gli economisti classici direbbero di non distorcere il mercato introducendo un salario unico garantito che sarebbe un input a frenare la produzione.
E allora come far riprendere il mercato del lavoro?
Ovviamente con la promozione, con il marketing, la pubblicità anche nei nuovi mezzi di comunicazione.
Ma come evitare che ci sia una sovraesposizione ai diversi messaggi pubblicitari? Settorializzando sempre di più la pubblicità e cercando di raggiungere i nuovi target e i nuovi profili dei consumatori.
In Italia non stiamo così male come si vuol far credere, ma non dobbiamo smettere di reagire e abbanonarci all'inerzia. Serve un new deal, far vedere quali sono le basi di una nuova economia, cercare di investire nell'energia solare, nelle auto ad idrogeno, nelle nuove tecnologie che però non devono essere alienanti ma bensì far partecipare l'individuo ad una comunità, ad una società, ad un gruppo di individui secondo le sue scelte.
Serve garantire l'uguaglianza dei cittadini e cercare di allargare sempre di più la partecipazione sociale dando i diritti agli immigrati, alla comunità LGBT, a chi soffre di malattie invalidanti o che possono ostacolare l'individuo nel "raggiungimento del benessere".
Serve uno Stato sociale che funzioni meglio nell'erogare prestazioni sanitarie a tutti e previdenziali a chi ha lavorato, mentre dal punto di vista economico deve esserci la minore deregulation possibile. Sono d'accordo sul fatto che invece il settore da controllare sia quello finanziario-bancario. Serve un grosso controllo dello Stato sia sulle distorsioni create nel mercato finanziario dai soggetti "outsider", sia sull'erogazione di prestiti alle imprese da parte delle banche.
Banche che cercano di unirsi in soggetti transnazionali, mentre la maggiorparte delle imprese ha una sede ed un'identità chiaramente nazionale e locale.
Insomma più controlli, meno tasse, più snellezza nelle burocrazie paralizzanti e lotta acerrima all'evasione fiscale soprattutto per quanto riguarda i fondi bancari tenuti nascosti all'estero.

5 luglio 2009

Proclama del Presidente Zelaya a la nación hondureña

Compañeros y compañeras;

Compatriotas hondureños:

Les habla su presidente Manuel Zelaya Rosales.

Quiero decirles que el destino de mi vida está ligado al destino del pueblo hondureño.

En la mañana del 28 de junio, mientras me prestaba a ir a ejercer mi voto en una encuesta popular promovida por el pueblo hondureño, fui víctima de atropellos, de asalto y de violación, secuestro, fui apresado y expulsado de mi país por las fuerzas militares de Honduras; fuerzas militares que hoy se han prestado y están en complicidad con la élite voraz que exprime y asfixia a nuestro pueblo. Obedecen sus órdenes, no defienden nuestra nación ni la democracia.

Este zarpazo es en contra de la nación hondureña y ha puesto en evidencia ante el mundo que en Honduras todavía hay una especie de barbarie y personas que no tienen conciencia del daño que les hacen a nuestro país y a las futuras generaciones.

A través de estos medios de comunicación exijo que continuemos con la participación del pueblo, que es el actor principal de nuestra democracia y de las soluciones que puedan tener los grandes problemas de pobreza y desigualdad que vive nuestra nación.

Los hondureños hemos enfrentado muchos problemas y siempre hemos sabido unirnos para salir adelante, y esta es una gran oportunidad para demostrarle al mundo que los hondureños somos capaces de enfrentar estos problemas y de salir adelante, a pesar de los obstáculos de esta secta criminal que hoy pretende apropiarse de los destinos de nuestra nación y de nuestros hijos.

Hablo a ustedes, golpistas, traidores, judas que me besaron la mejilla para después darle un gran golpe a nuestro país y a la democracia.

Deben de rectificar en el menor tiempo posible, están rodeados. El mundo les ha hecho un vacío, todas las naciones del mundo los han condenado, sin excepciones, hay un repudio general contra ustedes; no van a pasar en vano sus hechos, porque a los tribunales internacionales tendrán que rendirles cuentas por el genocidio que están haciendo en nuestro país, al suprimir las libertades, al reprimir a nuestro pueblo.

Yo estoy organizando mi retorno a Honduras. Les pido a todos los campesinos, a las amas de casa, a los pobladores, a los indígenas, a los jóvenes, a los diferentes grupos de organizaciones de trabajadores, empresarios; diferentes amigos políticos que tengo en todo el territorio nacional : alcaldes, diputados, que me acompañen en mi regreso a Honduras, que es el regreso del Presidente electo por la voluntad soberana del pueblo. Es el único medio de elegir presidentes en Honduras, no perdamos nuestro derecho, no permitamos que particulares empiecen a tomar las decisiones que corresponden al pueblo hondureño a través de su legitimidad y de su voluntad popular.

Estoy dispuesto a hacer cualquier esfuerzo, cualquier sacrificio por obtener la libertad que nuestro país necesita.

¡O somos libres o seremos esclavos en forma permanente, si no tenemos el valor de defendernos!

¡No lleven armas, ninguna arma! Practiquen lo que yo siempre he predicado : la no violencia. Que ellos sean los que lleven la violencia, las armas y la represión, y los hago responsables a los golpistas de cada vida, de cada persona, de cada integridad física y de la dignidad del pueblo hondureño.

Nosotros nos vamos a presentar al aeropuerto internacional de Honduras en Tegucigalpa con varios presidentes, varios miembros de comunidades internacionales, y el día domingo, este domingo estaremos en Tegucigalpa abrazándolos, acompañándolos, para hacer valer lo que tanto hemos defendido en nuestra vida, que es la voluntad de Dios a través de la voluntad del pueblo.

Saludos, compatriotas.

¡Que Dios nos proteja y nos bendiga a todos!

28 giugno 2009

Dio Mercato e il sacerdote Silvio

Non farò catastrofismo, sarò un giornalista asservito.
Intervisterò solo personaggi graditi al Governo che mi dovrebbe dare l'autorizzazione tramite il Suo Ministero per la Propaganda.
Non bisognerebbe più parlare male di Silvio. Neanche se le mignotte che gli portano sono nipoti di boss mafiosi, se alcuni suoi ospiti consumano cocaina, se alcune sue ospiti vanno in giro nude a casa sua (beato lui), se deve pagare donne per avere la loro compagnia, se scopa con una escort da 1000 euro a notte.
Allora caro Silvio, basta con questo viagra. Altrimenti non riesci a concentrarti sui problemi del Paese.
Sì lo so che fai tanto, almeno così ci dici. Diciamo che persegui la teoria del liberismo. Quindi non bisogna dare il salario minimo per non distorsionare il mercato, non bisogna aiutare chi guadagna 1000 euro al mese, al massimo farà come hai fatto tu, evadrà le tasse, ovvero l'unico modo di sopravvivere nell'Italia di oggi senza ridurre il proprio stile di vita.
Il mercato è il tuo vero Dio, come lo è da parte della Banca Vaticana e di altri investitori a te vicini.
Grazie per fare quello che fai. Abbiamo ricevuto un paio di fax che ci dicevano che se eravamo in difficoltà, potevamo rivolgerci alla Compagnia delle Opere che ci avrebbero aiutato. Loro sì che sono così buoni...
Ma sì Silvio, salvaci tu. Sei sempre così sorridente, circondato dalle guardie del corpo migliori e dalle mignotte più scollate. Sei proprio un grande.
Questo post è dedicato a te che passi 18 ore al giorno a lavorare, 1 minuto e mezzo a scopare, 2 ore a fare apologia di te stesso in qualche cena in una delle tue residenze, 4 ore a dormire. Sei proprio un grande.
E la Chiesa fa bene ad appoggiarti e a dimenticarsi della moralità. Come se ne dimentica rispetto al traffico internazionale di farmaci che fa sì che milioni di africani muoiano, come fa rispetto al boicottaggio del preservativo, come fa rispetto al traffico di organi, di esseri umani dall'Est Europa, come fa rispetto alle prostitute cinesi, marocchine, albanesi, neoschiave di gente senza scrupoli.
O meglio sì che ne parlano ma non prendono atti concreti.
Ma sì forse pretendiamo troppo da te caro Silvio e da te caro Vaticano Spa.
E allora mettiamoci la testa in pace e sogniamo di vivere in un altro Paese, in un altro mondo, con altre regole senza falsi moralisti che come sempre ci chiederanno al momento giusto soldi, voto, sostegno.

7 giugno 2009

Il Lìder màximo e le donne

Il Leader ha un concetto ben preciso delle donne: devono essere svestite, ammiccanti, carine.
Come le sue presentatrici televisive. Devono sorridere, essere nude, muovere bene il sedere, abbracciare tutti.
Ecco il nuovo modello della donna italiana: venditrice di merce e di sè stessa. Ha deciso il leader, tutto va bene.
E l'uomo? No non deve studiare quella noiosissima storia, filosofia, italiano.
Deve solamente vendere. Deve diventare uno schiavo della vendita. Deve generare profitto, guadagno, marketing.
Basta con frasi in latino e soprattutto basta con le altre culture che non siano Italiche: smettiamola di crederci amici degli spagnoli, novelli Che Guevara o Don Chisciotte, rivoluzionari sudamericani. Queste sono stronzate da sessantottini. Ora il leader ha deciso che il nuovo modello è Benito o Hitler o D'Annunzio o non so chi, insomma uomini forti. Non necessariamente fascisti. Magari i modelli giusti sono Roosevelt, Reagan, Churchill, Thatcher. Così facciamo contenti anche gli americani e generiamo qualche nuovo business. Devono comunque essere aderenti alla rigida disciplina del liberismo e del darwinismo sociale.
Sì il darwinismo sociale. Sopravvivono solo i più forti, chi ce la fa e diventa più esperto nell'ambito della vendita e del guadagno aziendale. Smettiamola di fare i medici, i professori e gli studiosi.
Dobbiamo diventare tutti esperti di sales, marketing, business administration, finanza.
Lasciamo stare la storia degli arabi, dei cinesi, dei giapponesi, degli americani, degli australiani, dei sudamericani. Storie che tra l'altro a scuola non ci hanno mai insegnato.
Ora dobbiamo diventare tutti patrioti. Patrioti della cipolla della provincia sperduta. Patrioti dell'italianità, campioni del protezionismo, del nostro orticello, del buon gusto, eleganza e soprattutto bellezza che nel nostro Paese regnano.
E allora andiamo per il mondo missionari della bellezza e del buon cibo, andate e mangiatene tutti, andate e insegnate a tutti cosa sono il narcisismo, il bel vestito e l'eleganza. Mettetevi giacca, cravatta o minigonne e andate avanti con i prodotti italiani. Vinceremo. La gara tra chi è più egoista nella lotta fra culture globali.

26 maggio 2009

Potrei stare zitto

Potrei stare zitto.
Sbattermene. Andare avanti per la mia strada, fare sempre più contratti, affari con gente sempre peggiore, fregarmene della morale.
Però non ci riesco proprio. Non riesco a negare che sia vergognosa la situazione che stiamo vivendo.
Abbiamo sempre meno diritti e le disuguaglianze stanno crescendo giorno per giorno. Si sta rafforzando la casta dei ricchi grazie alla privatizzazione crescente del Paese: scuole private, ospedali privati, spiagge private. Tutto a misura di portafoglio. Il ricco potrà, il povero andrà negli spazi per poveri assieme ad altri poveri. Come prima c'erano i castelli e le campagne, ci saranno Porto Cervo e Platamona in tutta Italia, ci saranno Via Montenapoleone e Quarto Oggiaro per tutto l'ex BelPaese.
Poi per bloccare l'immigrazione hanno inventato l'idea della fine del diritto: l'immigrato non si deve più curare, non si deve più sposare, non deve avere più una casa, i suoi figli non devono più andare a scuola. Così finalmente sarà allo scoperto, solo, nudo, maledetto immigrato. Sì così come fosse un interrogatorio della Cia, è così bello vederti soffrire lurido verme.
Questo è come dovremmo comportarci. Della rivoluzione francese ci è rimasta solo la libertà di arricchirci, ma la fratellanza e l'uguaglianza muoiono, creando un vero e proprio darwinismo sociale.
Chi rimane indietro è spacciato, gli altri vanno avanti.
Non si potrà più sbagliare, ci sarà la libertà a punti, come la patente. Appena sbagli, avrai meno libertà, perchè il Governo come un padre severo non vede l'ora di sculacciarci, schiaffeggiarci, sbatterci contro un muro, metterci delle trappole per topi in cui puntualmente caschiamo.
Eh sì loro ridono, ingrassano, fingono di fare riforme, continuano a costruire, costruire, costruire, ci tirano 100 euro, costruiscono, costruiscono, ci danno un piatto di pasta, costruiscono, costruiscono, costruiscono, ci danno da mangiare e ci tolgono la dignità.
Più che il Popolo della libertà è il popolo dell'egoismo e della bocca piena. Mors tua vita mea.
Nada màs. Adiòs compañeros  sognate una rivoluzione migliore del presente, adiòs hasta pronto amigos, hermanos.

11 maggio 2009

Hanno deciso di cancellarci

Hanno deciso di cancellarci.
Hanno detto che il nostro sogno è brutto.
Che la libertà è comprarsi 3 tv e 4 macchine, non studiare.
Che la libertà è comprarsi una bella cucina, non amare.
Che la libertà non è aiutare tuo fratello ma ucciderlo.
Che la libertà è fare carriera a tutti i costi e fregartene se il tuo vicino si butta sotto la metro.
Anzi ti infastidisce, ti fa perdere tempo. E il tuo vicino è così stupido, così ignorante, così di Sinistra.
Sì questa è la mia libertà di essere spregevole, uno spregevole maiale.
Ma che libertà è se non posso condividerla con nessuno?
E' la libertà di essere solo a comprare sorrisi?
E' la libertà di avere 3 case e pagare gli amici per dormirci?
E' la libertà di non ricevere più niente gratis?
E allora meglio essere povero. Povero e fiero. Povero e con amici. Povero e con la dignità d'essere amato e di avere il rispetto dei miei familiari, il rispetto dei miei amici.
No caro Silvio, non divento come te. Resto me stesso, povero e amato.   

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